15.07.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

La criminalità organizzata allunga sempre più i suoi tentacoli sull'agricoltura e sull'agroalimentare.

 

 

 

 

Nel corso della presentazione, presso la sede del Cnel, del IV Rapporto sulla criminalità in agricoltura, elaborato dalla Confederazione italiana agricoltori in collaborazione con la Fondazione Humus, è stata evidenziata impietosamente la gravità del fenomeno. Marcello Tocco, coordinatore dell'Osservatorio del Cnel sulla criminalità, nel presiedere e coordinare i lavori, ha posto l'accento sulla pericolosità della situazione che richiede una grande coesione e un deciso impegno civile per sconfiggere l'illegalità. 

La presentazione del Rapporto è stata affidata a Giancarlo Brunello, segretario della Fondazione Humus.

“La contraffazione alimentare, la tratta degli esseri umani e il caporalato, ha affermato Brunello, colpiscono due volte l'agricoltura. Una nella fase diretta agricola, la seconda nella propria dimensione di cittadini sulla sicurezza, qualitativa e quantitativa, dei prodotti in commercio.  Questo si può dire, anche, per i nuovi interessi mafiosi, quelli del riciclaggio, della gestione dei rifiuti e quello dell'eolico. Per questo motivo abbiamo il nostro rapporto: Cittadino Agricoltore Sicurezza 2011”.

Il presidente di Sos Impresa Lino Busà, dopo aver sottolineato l'importanza dello studio della Cia, ha invitato tutti a focalizzare l'attenzione sulla capacità di mimetizzarsi dei sodalizi mafiosi, sempre più abili a presentarsi sotto mentite spoglie, sfruttando astutamente i meccanismi dell'economia di mercato “legale”.  Basti pensare che nel solo settore della distribuzione e dell'agroindustria, il sistema di monopolio, determinato dalle organizzazioni mafiose, produce un aumento del trenta per cento in più sul prezzo del prodotto finale.

Una sorta di spread mafioso.

“Tale processo di infiltrazione e inquinamento, ha aggiunto Busà, colpisce anche il mondo dei professionisti, permettendo una più incisiva penetrazione della criminalità nell'economia legale.  Un fenomeno che diventa sempre più complesso e che produce ben sessantacinque miliardi di euro di liquidità. Una cifra enorme in grado di inquinare anche le economie più solide”.

Il generale dei carabinieri Giovanni Truglio, capo del primo reparto della Dia (Direzione investigativa antimafia), ha illustrato i risultati delle recenti operazioni condotte dalle forze dell'ordine contro la criminalità organizzata.  Un lavoro importante, “ma non certo esaustivo, perché lotta è ancora lunga e difficile e richiede grande impegno da parte di tutti”.

Truglio ha aggiunto che la Dia ha continuato a sviluppare un complesso di attività investigative e di prevenzione, modulate sull'evoluzione del quadro normativo e nel solco di una consolidata cooperazione con le forze dell'ordine. Prioritaria è l'aggressione del potere economico delle consorterie mafiose attraverso il sequestro e la confisca dei patrimoni illegali.

Di rilievo anche l'intervento del Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, che ha ribadito l'importanza di un'azione congiunta per sconfiggere il fenomeno della criminalità organizzata e le sue infiltrazioni nei settori dell'economia ma anche la necessità di un cambiamento di carattere legislativo (come le norme per l'assegnazione dei terreni confiscati ai mafiosi) per rendere più efficace questa difficile lotta. 

 “Lo stato, ha detto il parlamentare, pretende atti di eroismo da imprenditori e amministratori locali, ma senza adeguare la sua azione”. Toccante è stata la testimonianza di Francesca Fiore, imprenditrice agricola Cia della provincia di Caserta, titolare di una piccola azienda di 9 ettari, che per anni ha subito la pressione dello strozzinaggio da parte della camorra, prima di avere la forza di denunciare i suoi aguzzini. 

“L'usura, questo il suo urlo di dolore, è come fumare la prima sigaretta: pensi di poter smettere quando vuoi ma non è così. E' il più grave errore commesso della mia vita”.  

“Purtroppo 10 anni fa siamo stati vittime dell'usura”, ha raccontato l'imprenditrice, spiegando che “la banca invece di essere partner e darci fiducia per un rientro di un prestito ci ha chiuso le linee di credito, spingendoci nelle mani di un usuraio e il gioco è fatto; nel giro di 2-3 giorni ti danno i soldi e il costo degli interessi li metti come un semplice rischio di impresa ma poi non è così, entri in un vortice dal quale non esci più”. 

La casertana aveva chiesto all'inizio 12 milioni di lire e fino ad ora ha pagato 1 milione di euro di cui 600mila di interessi con una percentuale tra il 5% e il 10% al mese. 

“Le organizzazioni criminali, ha concluso, fanno il vuoto sotto i piedi, tolgono la possibilità di fare impresa; meno di due anni fa abbiamo fatto la denuncia perchè pensiamo che solo così si possa combattere questo reato; certo, lo Stato ci deve aiutare ma noi dobbiamo avere il coraggio di denunciare”.

I lavori sono stati conclusi dal presidente della Cia Giuseppe Politi che ha rivelato come in questi anni la criminalità organizzata, grazie ad una serie di connivenze e di una rete delinquenziale sul territorio, sia divenuta capace “di condizionare addirittura tutta la filiera agroalimentare, agendo nei vari passaggi e alterando la libera concorrenza, influenzando la formazione dei prezzi, la qualità dei prodotti, il mercato del lavoro. Un problema che non è certo di poco conto”. 

Un passaggio dalla gestione dei settori tradizionali (come droga, prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, usura, etc), a quelli legali attraverso una egemonia su prodotti e reti che, come in questo caso, le spalanca le porte di casa degli italiani, costringendo questi ultimi ad aggiungere un posto a tavola per il più subdolo degli invitati.

 

 

 

Ernesto Ferrante