13.07.2012
Napoli » Ernesto Ferrante

Etleboro

Le associazioni “Insorgenza Civile”, “Insieme per la Rinascita”, “Comitati delle Due Sicilie”, “L’altroparlante” e “Fuorigrotta Vivibile”, hanno deciso di scendere al fianco del movimento “V.A.N.T.O.” che supporta il “Comitato Salviamo i Campi Flegrei” del cantautore Eddy Napoli, per cercare di impedire le imminenti trivellazioni dell’area di “Bagnoli futura”, ovvero la zona del supervulcano flegreo.

Il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, prevede la perforazione di un’area di proprietà al 90% del Comune di Napoli, quella della spianata dell’ex Italsider di Bagnoli, al fine di realizzare un pozzo pilota a 500 metri di profondità cui dovrebbe seguirne uno a 4 chilometri se gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia otterranno indicazioni confortanti circa la possibilità di raggiungere liquidi geotermici ad alta temperatura utilizzabili per studiare il sottosuolo e per produrre energia pulita e rinnovabile per elettricità e riscaldamento domestico. 

Una miniera di energia geotermica che solletica gli appetiti delle multinazionali, è inutile girarci intorno. L’area flegrea, una caldera attiva dove dorme un supervulcano potenzialmente molto più pericoloso del Vesuvio, è probabilmente la più rischiosa al mondo e gli esperti non escludono il rischio terremoti, fughe di gas tossici ed esplosioni incontrollate.  La mancanza di comunicazioni alla cittadinanza e il silenzio del sindaco de Magistris che ha dato il via libera alla perforazione profonda, stanno facendo lievitare paure e sospetti.

 “Cosa succederebbe se le perforazioni incontrassero una camera magmatica?”. E’ questa la domanda più frequente tra i cittadini. Vi è poi un altro aspetto, se vogliamo ancora più inquietante: se per un’eventuale eruzione naturale del Vesuvio esiste un piano di evacuazione, per una eruzione artificiale del supervulcano dei Campi Flegrei, attorno al quale la densità di popolazione esposta è elevatissima, manca qualsiasi misura preventiva. Da anni, ciclicamente, spunta qualcuno che sottolinea l’importanza di conoscere che cosa nasconde la caldera flegrea, per approntare le contromisure adatte in caso di eruzioni. Eppure l’esempio del Vesuvio dovrebbe valere più di mille dichiarazioni e di tanti reclamizzati convegni. 

Perché la perforazione sotterranea dei Campi Flegrei è divenuta così improcrastinabile? Mira davvero solo a “produrre previsione nella ricerca vulcanologica per la mitigazione del rischio”, come si legge nel progetto CFDDP (Campi Flegrei Deep Drilling Project)?  Le indicazioni che perverranno dal sottosuolo saranno realmente utilizzate per la stesura di piani miranti a tutelare i quartieri di Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo e Pianura? 

Processare le intenzioni è sbagliato, ma c’è qualcosa che non quadra. Da un lato si dice di operare per la “sicurezza” ma dall’altro non c’è lo stesso vigore nel dire un no netto alle licenze edilizie sugli stessi suoli da perforare. Occorrerebbe un buon piano di protezione civile per fronteggiare i rischi potenziali del distretto vulcanico flegreo e invece si preferisce mettere sensori a fibre ottiche sotto terra, capaci di monitorare deformazioni micrometriche in una zona in cui si possono registrare anche cinquecento scosse al giorno. 

Da tempo, e saggiamente, i comitati civici ritengono che la porzione di territorio un tempo occupata dall’Italsider, potrebbe rappresentare una straordinaria area strategica di protezione civile, dato che può essere raggiunta con tutti i mezzi di trasporto: navali, terrestri, aerei e ferroviari.  Il contestato impianto, inoltre, dovrebbe sorgere su suoli destinati a parco urbano, con roseti, spazi verdi, centri integrati per il turismo, la didattica e i congressi. 

Nell’area flegrea, nel non lontano 1983, come molti ricorderanno, si è verificato il bradisismo, un fenomeno di sollevamento del suolo dovuto a variazioni di volume di una camera magmatica vicina alla superficie che si svuota e si riempie, o anche a variazioni di calore che influiscono sul volume dell’acqua contenuta nel sottosuolo molto poroso.  Gli strumenti empirici utilizzati per la sua rilevazione sono stati, in passato, le colonne del cosiddetto Tempio di Serapide (l’antico Macellum) a Pozzuoli, che fino al 1983 si trovavano parzialmente sommerse dal mare ed oggi si ritrovano al di sopra del suo livello.

 

 

 

Ernesto Ferrante