11.07.2012
Caserta » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non tutto è perduto, a quanto pare, per il Planetario di Caserta. 

Nel silenzio quasi totale di una politica (si fa per dire) casertana che, seguendo l'imperante moda montiana, pensa solo a sfoggiare apparenti virtù ragionieristiche, naturalmente quando si tratta di tagliare servizi di pubblica utilità, risuona l'attivismo del capogruppo dell'Idv presso il Consiglio Regionale della Campania, Eduardo Giordano, che sta provando a tenere in vita la struttura con una proposta di legge, finalizzata ad un contributo annuale.

L'abbandono di un simile centro di eccellenza, realizzato con il contributo dell'Unione europea e punto di riferimento di consolidate attività didattiche, mandato avanti solo grazie agli sforzi di pochi docenti, con tre contratti co. co. co., è il simbolo dell'indifferenza per la crescita culturale del territorio.  

“La Regione Campania, precisa il dipietrista, potrebbe intervenire per tenere in vita un'istituzione importante come il Planetario della città di Caserta. Quello che ci vuole è un impegno economico per tirarlo fuori dalle difficoltà del momento e programmare future attività che permettano il rilancio del centro.  Un centro, che è fiore all'occhiello della città e che merita ogni considerazione per l'interesse che rivolge allo studio scientifico. La sua importanza infatti è legata al mondo della scuola e al circuito di studi riconosciuti a livello internazionale”. 

La strada da percorrere sarebbe quella dell'inserimento del Planetario in un sistema di collaborazioni e di progettualità con l'Università ed altri centri accreditati. 

“Il Planetario, continua Eduardo Giordano, deve necessariamente aprirsi ad altre realtà, con tutto il bagaglio di esperienze finora accumulato. Un maggior raccordo istituzionale potrebbe essere la strada da seguire per la sua definitiva affermazione. Il Planetario di Napoli, per esempio, è parte integrante di Città della Scienza e si avvale di sinergie che vanno anche oltre il mondo della scuola”. 

Interventi esclusivamente comunali servirebbero a ben poco e non scongiurerebbero del tutto i rischi di una chiusura definitiva di un prezioso centro di raccordo tra studio accademico, cultura e mondo della scuola.

 “E' in queste circostanze, conclude il medico casertano, che bisogna lanciare un segnale forte verso un territorio fortemente colpito dalla crisi che non è soltanto economica. Tra tagli, chiusure e mancate realizzazioni di opere strategiche, Caserta è diventata la città del niente. Questa volta il governatore Caldoro deve tendere la sua mano alla città capoluogo. Non può sottrarsi ad un impegno così importante”.

 

 

 

Ernesto Ferrante