06.07.2012
Campania » Giuseppe Parente

Etleboro

Il rapporto Ecomafia 2012, presentato da Legambiente, assegna alla Campania il triste primato di capitale delle ecomafie, confermandone, anche quest'anno, la maglia nera dal punto di vista ambientale, con la provincia di Salerno, a sorpresa, prima provincia del belpaese per illeciti.

Secondo lo studio prodotto da Legambiente, le infrazioni sono state, nella sola regione Campania, 5327, pari ad oltre il 15% del totale nazionale. Un record di 443 illeciti al mese, 14 al giorno, con un giro d'affari di quasi 4 miliardi di euro, gestito da ben 83 organizzazioni territoriali criminali. Rispetto al 2010, non poteva non esserci un incremento del numero di reati, ma nessuno si poteva immaginare un più 38% con un 4,5% in più di persone denunciate che sono state in totale 4234 e con un 61,7% in più di persone arrestate, diventate 97 rispetto alle 60 dell'anno precedente. Almeno per il 2011 Napoli e la sua provincia non sono più capitali delle ecomafie, essendo state superate da Roma e dalla new entry Salerno, che con 2075 illeciti conquista, per la prima volta, questo triste primato. Un sistema, quello delle ecomafie, che controlla davvero tutto, dal ciclo dei rifiuti al ciclo del cemento passando per la filiera dell'agro-mafia e dell'archeo-mafia. “In Campania si sta uccidendo lentamente senza sparare. Qui tra cemento e rifiuti si è saldata una pericolosa alleanza strategica tra camorra e colletti bianchi”, afferma Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania. Siamo di fronte ad un vero campo di battaglia, in gioco ci sono la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, la bellezza davvero unica dei territori, la possibilità di uscire dalla crisi valorizzando, anche dal punto di vista economico, le risorse di cui la Campania dispone. La magistratura continua a fare il suo dovere, le forze dell'ordine sono impegnate in un non facile lavoro di contrasto delle criminalità organizzata, ma la politica continua ad essere la grande assente. Secondo Legambiente sono necessarie regole chiare e certe per la bonifica del territorio,un piano strutturale del ciclo integrato dei rifiuti e l'avvio delle ruspe per abbattere i tanti eco mostri. Anche Confindustria Campania deve dare segnali importanti di lotta all'ecomafia, magari sospendendo eventuali propri iscritti che risultino indagati per aver smaltito in maniera illegale i propri rifiuti per abbattere i costi e buttandoli fuori una volta condannati. Queste misure serie e non scontate, se applicate, potrebbero svincolare il sistema produttivo campano dai rapporti con la criminalità organizzata e con le ecomafie.

 

 

 

 

Giuseppe Parente