03.07.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non c’è pace per le imprese di casa nostra. Ogni giorno oltre 1626 di esse “muoiono” e tante altre si avviano inesorabilmente al capolinea.

La loro situazione economico-finanziaria continua ad aggravarsi, come dimostra un recente studio dell’Associazione artigiani e piccola impresa CGIA di Mestre. Ad aprile 2012, l’ultimo dato disponibile, le sofferenze bancarie delle aziende hanno superato gli 82 miliardi di euro. Rispetto all’inizio dell’estate 2011, periodo in cui la speculazione finanziaria ha cominciato ad “aggredire” il nostro Paese e i professori bocconiani a “curarlo”, le insolvenze sono aumentate del +11,9% (pari a +8,7 miliardi di euro). Una situazione che ha indotto moltissime banche italiane, sempre molto caute quando si tratta di “dare”, a ridurre progressivamente gli impieghi. L’erogazione dei prestiti ha continuato a scendere (-1,7% rispetto a giugno 2011), nonostante qualche flebile segnale di miglioramento registrato ad aprile. E i morsi dell’inflazione diventano sempre più forti: +3,1%. “La crescita delle sofferenze bancarie, dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre, è la manifestazione più evidente dello stato di crisi delle nostre imprese. La cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi economica che stiamo vivendo sono tra le cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità”. “Inoltre, prosegue Bortolussi, in questi ultimi 4 anni di difficoltà economica si sono ulteriormente allungati i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese e tra le imprese e la pubblica amministrazione”. I ritardi nei pagamenti tra la Pubblica amministrazione italiana e le imprese private, dati alla mano, sono aumentati in questi ultimi 3 anni di circa 38 giorni. La Pa onora i debiti con i suoi fornitori con un ritardo medio di 90 giorni. Le aziende italiane avanzano quasi 70 miliardi di euro dallo Stato italiano e il nostro Paese è maglia nera in Europa per i tempi medi di pagamento. “Per questo ci appelliamo al Premier Monti, conclude il segretario generale, affinché intervenga in tempi rapidissimi e recepisca la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti. Dobbiamo mettere fine a questo malcostume tutto italiano che sta gettando sul lastrico tantissimi piccoli imprenditori che si trovano a corto di liquidità anche perché non riescono a recuperare i propri crediti”. L’analisi della CGIA di Mestre ha certificato anche un altro aspetto, a dir poco inquietante, che purtroppo tanti continuano a fingere di non vedere: il boom del riciclaggio. Le segnalazioni di operazioni sospette eseguite da intermediari finanziari, fanno segnare un +243,6%. Con le banche che, nonostante i generosi regali del Governo, continuano a non allargare i cordoni della borsa, i colletti bianchi della Mafia spa hanno sempre più polli da spennare. Il risultato emerso dall’elaborazione fatta dall’associazione mestrina su dati UIF (Unità di Informazione Finanziaria) dice che, tra il 2008 e il 2011, le segnalazioni di operazioni di riciclaggio sospette eseguite da intermediari finanziari sono passate da 14.069 a 48.344. Il campanello d’allarme è forte nelle province italiane più popolose, dove la sommatoria delle segnalazioni registrate è stata pari a quasi il 40% del totale nazionale: 5.677 a Roma; 5.083 a Milano; 4.266 a Napoli; 2.219 a Torino e 1.006 a Bologna.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante