02.07.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Le vendite al dettaglio si sono ridotte al lumicino. Se la prova dell’occhio non basta, si può dare una rapida occhiata ai dati Istat per rendersene conto. Ad aprile 2012, l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio ha segnato una diminuzione dell’1,6% su base congiunturale e del 6,8% su base tendenziale.

Rispetto a marzo, si registra un calo dell’1,5% sia per i prodotti alimentari sia per quelli non alimentari. Prendendo in esame lo stesso mese dello scorso anno, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono del 6,1%, quelle di prodotti non alimentari del 7,1%. Nei primi quattro mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, l’indice grezzo scende dell’1,6%. E ne risentono anche quelle per forma distributiva. Dal confronto con aprile 2011, emerge una marcata contrazione sia per la grande distribuzione (-4,3%), sia per le imprese operanti su piccole superfici (-8,6%). Le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dello 0,2% e quelle di prodotti non alimentari del 2,2%. Nella grande distribuzione le vendite fanno registrare, in termini tendenziali, una contrazione sia per i prodotti alimentari, sia per quelli non alimentari (rispettivamente -4,5% e -4%). Anche nelle imprese operanti su piccole superfici, diminuiscono sia per i prodotti alimentari (-8,7%), sia per quelli non alimentari (-8,6%). Le famiglie, strette nella morsa delle tasse e della precarietà, non possono più spendere, ma i bocconiani al potere continuano a far finta di niente, collezionando un flop dietro l’altro, non solo come politici ma anche come professori. Di misure strutturali non vi è traccia; di provvedimenti di emergenza neanche l’ombra. Misure serie che possano ridurre il carico fiscale non vengono prese in considerazione e si profila un ulteriore aumento dell’Iva. Il Decreto sviluppo presentato in pompa magna dai gazzettieri amici del Governo, al massimo porterà qualche piccolo beneficio alle imprese, ma non inciderà in maniera positiva sulla domanda interna. Il ragionamento è semplice: se questa non tornerà a crescere, le imprese potranno anche produrre di più, ma i prodotti continueranno a rimanere nei magazzini o sugli scaffali dei negozi. Le politiche restrittive dell’ultimo anno stanno facendo disastri. Le tariffe dell’energia elettrica e del gas subiranno nei prossimi giorni l’ennesimo aumento, il credito continua ad essere erogato con il contagocce e le buste paga sono merce sempre più rara. Cosa potranno spendere gli italiani, se non i soldi del monopoli e le monetine di cioccolato?

 

 

 

Ernesto Ferrante