27.06.2012
Attualità » Ernesto Ferrante

Etleboro

Sindacati di base, centri sociali, comitati ma anche tanti cittadini non organizzati, scendono di nuovo in piazza, a Napoli, per dire no alle politiche recessive e repressive del governo dei “professori” e per chiedere la chiusura di Equitalia, la dismissione dei metodi da usura e una sanatoria del debito per le fasce deboli della popolazione.

La manifestazione di domani, a Piazza Mancini alle ore 16, organizzata dal Comitato No/Debito nazionale, come ha dichiarato il suo portavoce, Giorgio Cremaschi, rientra nel quadro “della mobilitazione permanente contro i variegati effetti antisociali del governo Monti in corso, da mesi, nel paese”. Le realtà sociali, politiche e sindacali che hanno aderito sono tante: dall’Unione Sindacale di Base alla rete Commons, dal Laboratorio occupato Insurgencia al Sindacato lavoratori in lotta, dai Precari Bros organizzati alla Rete dei Comunisti, da Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra al Comitato nazionale No debito nazionale. In occasione del corteo, arriveranno a Napoli anche delegazioni da Puglia, Calabria, Abruzzo e Lazio. La piattaforma rivendicativa “Ripartiamo dal Sud, rivoltiamo il paese”, mette al centro della mobilitazione partenopea la necessità di connettere la tante vertenze sociali e sindacali che attraversano il territorio meridionale a partire “dalla orgogliosa rivendicazione delle proteste contro il sistema/Equitalia che, particolarmente, nel Sud d’Italia, rappresenta un dispositivo autoritario rivolto, prevalentemente, contro i ceti sociali subalterni”. La politica economica e sociale imposta dal governo Monti, in perfetta sintonia e continuità con le ricette ultraliberiste adottate dai governi degli ultimi venti anni, sta strozzando il Meridione, cancellando pezzi di futuro e posti di lavoro, con l’avallo di Pdl, Pd e Udc e delle false opposizioni parlamentari. La controriforma del mercato del lavoro varata da un ministro sempre più inadeguato come Lady Lacrima Fornero, una rara personificazione di antisocialità, ipocrisia e disprezzo delle classi lavoratrici, elimina ogni diritto, conquistato negli anni con la lotta e i sacrifici, non favorisce l’emersione del lavoro nero, una delle piaghe del Sud, e favorisce il ricatto padronale ai danni di chi guarda ogni giorno negli occhi la miseria. In questa situazione, l’uso delle S.P.A. come Equitalia per il recupero dei crediti pubblici, si legge in una nota del Comitato, “si è accompagnata a dispositivi feroci, autoritari e usurai proprio nei confronti di quei lavoratori e di quel segmento di società civile indebolita e indebitata ulteriormente per effetto di una crisi economica che non conosce confini”. Ritornare in piazza a Napoli, per Giorgio Cremaschi, “è una necessità urgente per articolare e generalizzare la mobilitazione che stiamo alimentando nel paese e che dovrà rafforzarsi sempre più anche in vista degli ulteriori affondi che i poteri forti del capitale, nazionale e multinazionale, stanno preparando per scaricare, con ancora più virulenza, i costi della crisi sulla pelle dei ceti popolari”.

 

 

 

 

Ernesto Ferrante