27.06.2012
Campania » Giuseppe Parente

Etleboro

La Campania, definita dai latini con l’appellativo di felix, si classifica terza tra le regioni di Italia dove è maggiormente diffusa l’usura. Quello dell’usura non è solamente un odioso reato disciplinato dal codice penale ma è al tempo stesso un fenomeno sociale che stritola la vita di imprenditori e di famiglie.

La crisi economica che il nostro paese sta vivendo, non fa altro che peggiorare la situazione anche considerando che le banche chiudono i rubinetti nei confronti di tutti coloro i quali hanno problemi di liquidità. Per queste persone altro rimedio non c’è se non quello di ricorrere alla banche non ufficiali, quelle degli strozzini. A rivolgersi ai prestatori a strozzo, di solito, sono persone che hanno dai 45 ai 50 anni, con scarsa scolarizzazione, con una capacità di produzione del reddito inferiore ai 1000 euro; ma a chiedere soldi agli strozzini sono anche piccoli imprenditori, titolari di attività commerciali ed artigianali, famiglie costrette a pagare spese mediche inattese, lavoratori diventati cassaintegrati ed impossibilitati a pagare il mutuo della propria abitazione. Questa è la fotografia di chi si ritrova stretto dal cappio dell’usura, scattata da chi si è rivolto al sistema di protezione delle fondazioni anti usura che operano, per fortuna, in tante zone del nostro paese. L’indebitamento e il deficit economico delle famiglie, secondo Monsignor Alberto D’Urso, segretario della Consulta Anti Usura, appaiono sempre più gravi rispetto al 2010 e le previsione per il futuro sono tutt’altro che incoraggianti: oggi, solo il 38% delle famiglie riesce a risparmiare qualcosa, il 46% ha iniziato ad intaccare i propri risparmi, mentre la percentuale di chi giudica sufficiente il proprio reddito per il mantenimento di un dignitoso tenore di vita è al minimo storico: il 45%. Tra il 2000 ed il 2010 il numero delle famiglie finite nella trappola del sovra indebitamento (ossia del disavanzo di oltre il 30% tra il patrimonio e l’impegno) è quadruplicato: sono passate da circa 200mila ad oltre 1 milione. Secondo alcuni sociologi, è lecito supporre che un segmento di famiglie che non ha accesso al credito o che ha perduto tale possibilità, possa ricorrere al credito illecito. Il rifiuto di un prestito, unito alla rassegnazione ed alla rinuncia a chiedere il prestito ad un altro istituto, determina il rischio usura che riguarda oltre 1 milione di famiglie. In cima a questa triste classifica vi è il Piemonte con oltre 225mila casi, seguito dalla Lombardia con oltre 165mila, mentre al terzo posto c’è la Campania, con oltre 110 mila casi. A seguito della recessione economica, che il nostro paese sta vivendo, è davvero alto il rischio che le organizzazioni criminali, diffuse in maniera capillare sul territorio nazionale, possano riciclare i proventi delle loro attività illecite nei settori maggiormente colpiti dalla crisi. In questo momento storico, interi settori produttivi manifestano una vulnerabilità dovuta alla forte contrazione nell’erogazione del credito che le banche hanno attuato in questi ultimi mesi. E gli strozzini gongolano...

 

 

 

Giuseppe Parente