19.06.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non c’è posto in questa Italia per chi lavora e produce, rischiando soldi, tempo e salute. Le istituzioni a listino bloccato, sono sempre più indifferenti alle richieste d’aiuto della gente e il sostegno degli istituti bancari ai privati e alle piccole e medie imprese, soprattutto quelle del Mezzogiorno, sbandierato un giorno sì e l’altro pure nelle pubblicità e nei convegni, molto spesso si traduce in un abbraccio mortifero, che dà il colpo di grazia a chi è già in difficoltà.

La storia del signor Antonio Grimaldi, di Salerno, è emblematica dei comportamenti poco trasparenti degli istituti bancari, spesso oggetto di “attenzioni” da parte dell’Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi) e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. I battenti della sua società, la Comesa srl, sono stati chiusi dai carabinieri e dall’Ufficiale Giudiziario, nello scorso fine settimana, dopo anni e anni di tira e molla, caratterizzati da molte ombre e colpi di scena farseschi. Il proprietario, già cardiopatico, si è sentito male (foto) quando le forze dell’ordine sono arrivate sul posto per apporre i sigilli ed è stato necessario l’intervento dell’ambulanza. Il suono delle sirene e il grido di dolore dei familiari, hanno iniziato a squarciare la cortina di silenzio che per anni ha avvolto questa triste vicenda. “Feci un mutuo alla Banca Nazionale del Lavoro a Salerno, dal 2001 al 2011, dell’ammontare di 400 mila euro, pagai le prime rate ma poi a causa di una malattia cardiaca fui costretto a fermarmi con delle rate rimaste in arretrato, quando tornai alla Banca Nazionale del Lavoro volevo pagare le rate e feci un assegno di 30 mila euro e la banca non l’accettò, era il 2005, e da quel momento è nato il contenzioso”, racconta Antonio Grimaldi. Ma il “bello” (si fa per dire) sarebbe venuto di lì a poco. “Dopo alcune verifiche, spiega l’imprenditore, scoprimmo che la Banca Nazionale del Lavoro si vendette il credito a una società, la Calliope Srl, ma continuava a incassare e noi non sapevamo nulla. Quando siamo andati in banca, nella sede di Napoli, non accettarono gli assegni. A quel punto fecero la richiesta di fallimento della nostra azienda, la Comesa, e decidemmo di andare dal giudice di Salerno, Iachia, che rigettò il fallimento. Proponemmo quindi alla Banca Nazionale del Lavoro di rientrare in tutte le rate scadute”. Chi legge, a questo punto, si aspetterebbe un lieto fine, ma purtroppo il calvario della famiglia Grimaldi era appena all’inizio. “Facemmo l’istanza alla banca, aggiunge Grimaldi, ma ci fu spedita una lettera in risposta che ci informava della cessione del credito alla Calliope Srl, dal 15 maggio 2007, che a sua volta aveva dato l’incarico alla Pirelli Re Crediting di Napoli di recuperare il credito. Li contattammo e ci avevano assicurato che l’offerta era buona, ma dopo aver mandato gli assegni ci dissero che dovevamo migliorare l’offerta. Da 367 mila euro siamo quindi arrivati a 380 mila e oltre. Dopo quattro incontri, a Napoli e ci chiesero 410 mila euro e noi rifiutammo. Loro ci fecero un decreto ingiuntivo su quella somma e un pignoramento sull’immobile che adesso è andato a un’azienda di Sant’Antonio Abate”. L’immobile, prima di essere venduto all’asta, fu considerato “libero”, nonostante vi fossero diverse opposizioni. Il valore complessivo era di 2 milioni di ero, ma è stato diviso in due parti, vendute per 400mila euro l’una. La famiglia Grimaldi, che ha visto andare in fumo il frutto dei sacrifici di una vita, ha anche denunciato la Bnl per usura e inoltrato una richiesta di sospensione dell’esecuzione alla Procura della Repubblica. Le tante interrogazioni a risposta scritta in merito a questa inquietante storia, presentate alla Camera e al Senato da esponenti di vari partiti politici, l’ultima delle quali a febbraio 2011, non hanno avuto risposta e non mancano passaggi a dir poco controversi, come l’assenza, a quanto pare, di tracce sul contro della BNL dei pagamenti effettuati dall’imprenditore, la poca attenzione del Tribunale di Salerno e il ruolo del curatore fallimentare.

 

 

 

Ernesto Ferrante