13.06.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Il Partito di Azione per lo Sviluppo di Gino Marra ha scelto di regolare i conti con Beppe Grillo a colpi di sedere. Con sul petto l'ormai famoso fiore, e con la faccia “di banca” del comico sui glutei, la guerrigliera ancheggiante Sara Tommasi, in un clikkatissimo video, parla della permuta fatta da Grillo con i poteri forti.

La sua furbesca ed artificiosa furia del 1998 contro il signoraggio, questa l'accusa, è stata riposta nel cassetto in cambio del sostegno occulto che il potere bancario ha garantito al suo movimento 5 Stelle in Internet e nei media tramite la Casaleggio Associati. Un passaggio ben remunerato dalla guerra contro le centrali finanziarie che tutto controllano e pianificano alla battaglia indolore mirante all'ottimizzazione del sistema vigente che rientrerebbe, per la bocconiana, “nel disegno scellerato ma stupido di screditare la lotta al signoraggio, perché nel signoraggio e nella lotta che gli facciamo non c'è niente da screditare. Li si può solo occultare, e non ci stanno riuscendo”.  Grillo, attacca la Tommasi, rientra in una nutrita schiera di falsi rivoluzionari di cui fanno parte la Annunziata, Travaglio, Santoro, Vendola, Vattimo, Saviano, Berlinguer, tutta gente pronta ad imbarcarsi in crociate di facciata contro la corruzione ma che “stranamente” non vede gli imbrogli della grande imprenditoria e i crimini estrattivi ed atomici perpetrati dalle multinazionali usuraie, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti.  Bastone ma anche carota per Silvio Berlusconi, invitato ad essere più diretto nell'attacco ai poteri forti dell'eurocrazia finanziarista, la vera mafia.  Il grillismo, per il PAS, sarebbe l'ultima maschera della rivoluzione per non cambiare, perché “cambiare fa paura anche quando conviene”. Gli uomini di Marra hanno anche annunciato un successivo video di cui sarà probabilmente di nuovo interprete la “peccatrice” Sara, forse ornata di un serpente simbolico (non si sa ancora se vivo o tatuato). Un filmato volto a dimostrare che “se certe forme dell'abiezione sono effettivamente più riprovevoli per chi, come Sara, Ilenya, Grillo o altri, le interpreta, spesso sono invece le forme più sobrie di questa abiezione ad essere più perniciose per chi le subisce”. Questo per l'ovvio motivo che, quando un modello culturale è errato, interpretarlo al meglio può solo significare essere migliori nell'essere peggiori.  Nuovo scopo dell'avvocato cassazionista di San Giovanni in Fore, è dimostrare “la trasversalità dell'abiezione alla normalità”.  Una cultura dell'abiezione espressa in una miriade di formule diverse, variamente attive, passive, o magari solo difensive, subite, o esercitate proprio malgrado, ma tuttavia ineludibili, salvo che “non si sia dei veri dissidenti, perché frutto di quel tremendo miscuglio tra visioni consumistiche e dogmatismo monoteistico che altrettanto ineludibilmente costituisce oggi il modo di concepire la realtà di ogni cittadino del regime”.

 

 

 

Ernesto Ferrante