09.06.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non tutti i morti sono uguali. I democratici in servizio permanente effettivo non fanno sconti neanche alla nera signora e, in mancanza dell’apposito bollino recante la scritta “politicamente corretto”, cala inesorabilmente il telone della censura.

Accade così che il dolore di una mamma venga completamente ignorato anche da coloro che, armati di microfoni e telecamere, accorrono con velocità da centometristi ad ogni lacrima che possa fare audience. “Mio figlio è stato in missione in Bosnia e, ad ucciderlo non è stato un proiettile o una granata, ma un nemico invisibile dal quale non si poteva difendere: l’uranio impoverito. E per questo non è stato considerato alla stregua dei suoi commilitoni che hanno trovato la morte in azione”. A parlare è Teresa Ruocco, napoletana, madre del lanciere Fulvio Pazzi, volontario in ferma annuale che ha ricoperto l’incarico di “Esploratore Blindo Leggera” nell’ambito dell’Operazione Nato “Joint Force” in Bosnia Erzegovina. E’ partito per la Bosnia nel 2000, si è ammalato di tumore tra il 2001 e il 2002. E’ morto per un linfoma non Hodgkin il 24 agosto del 2003. Per Teresa Ruocco, vedova e con un altro figlio con problemi di salute emersi dopo una missione in Somalia, Fulvio non è una “vittima del dovere”, ma una “vittima del terrorismo”. Il 20 marzo scorso, dopo quasi dieci anni dalla morte e ben cinque dinieghi, il ministero della Difesa ha riconosciuto Pazzi “vittima del dovere”. Uno schiaffo per la mamma che da anni si batte per affermare che “chi muore in quelle che chiamano missioni di pace per mano del nemico è uguale a chi la vita l’ha persa in un letto d’ospedale devastato da una malattia contratta per l’esposizione all’uranio impoverito”. “Anzi, aggiunge la donna, dopo aver chiarito che la sua non è una battaglia finanziaria, chi parte per le missioni all’estero sa di dovere affrontare un nemico ben definito, è stato finanche addestrato per questo. Mio figlio, e tutti gli altri militari italiani che hanno subito la sua stessa sorte, si sono recati in guerra ignorando a cosa si stavano esponendo e chi doveva proteggerli non lo ha fatto”. Una superficialità che stanno pagando a caro prezzo soprattutto Campania, Sardegna e Puglia che come ha ammesso l’ammiraglio Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa della Camera, “sono le regioni più colpite da questo fenomeno”. Periferie di una colonia ridotta a pattumiera dell’Impero. Terre matrigne che vendono i propri figli come carne da cannone per le guerre d’invasione.

 

 

 

Ernesto Ferrante