04.06.2012
Tribuna » Ernesto Ferrante

Etleboro

Ha il cuore gonfio di dolore e gli occhi pieni di lacrime la vecchia Europa. Legata al palo della recessione da sguatteri che giocano a fare gli statisti e dissanguata da BCE e FMI, vede le sue genti cercare di scappare da un presente che sembra saltato fuori da un incubo per correre dietro ad un futuro che svanisce ogni giorno, sotto sguardi attoniti, come una bolla di sapone.

Si muore di fame e di paura nel continente antico, come non accadeva da almeno un paio di secoli. I suicidi non si contano più in Italia, Spagna e Grecia, ma i delegati governativi delle Banche girano lo sguardo altrove e approntano nuove e più devastanti manovre finanziarie per centrare il falso obiettivo costituzionalizzato di quel pareggio di bilancio che tanto assomiglia ad un elettroencefalogramma piatto. 

La terra ellenica è diventata paradigma ed emblema dei disastrosi effetti delle spianate finanziariste e la vita dei suoi abitanti vale meno di una pita spiaccicata sul pavimento di un malandato locale di periferia.   Il tasso dei suicidi, in tre anni, è diventato il più alto d’Europa.  

Alexandros, sessantunenne padre di due figli, è stato trovato appeso ad un albero in un parco del Pireo, con questo biglietto vicino:  “La polizia non mi conosce. Non ho mai bevuto durante la mia vita. Le donne e la droga le ho viste solo nei sogni. Non sono mai stato al bar. Lavoravo tutto il giorno. Ma ho commesso un orribile crimine, sono diventato professionista all’età di 40 anni e sono stato sommerso dai debiti. Adesso, sono un’idiota di 61 anni e devo pagare. Spero che i miei nipoti non nascano in Grecia, visto che non ci saranno più greci d’ora in poi. Lasciate almeno che imparino un’altra lingua, perché la Grecia sarà cancellata dalle mappe”.  

Parole piene di dolore che sembrano il manifesto di quest’Europa dei mercati e delle banche che è cresciuta come un gigantesco tumore dove prima c’erano vita, lavoro e storia. 

L’epilogo sembra scontato, ma non lo è. Nelle viscere di Atene, Roma e Madrid scorre come lava incandescente la voglia di libertà.

Da queste catene e da questi usurai. Spezziamole, suicidiamoli…

 

 

Ernesto Ferrante