26.05.2012
Italia » Ernesto Ferrante

Etleboro

La decisione del governo Monti di bloccare la compensazione per gli imprenditori che vivono nelle regioni che hanno piano di rientro in atto, continua a far discutere e dividere.

Il termine territorialità, spesso abusato, diventa sinonimo di discriminazione e ghettizzazione per chi fa impresa in aree già penalizzate del paese. Quei 20 milioni di euro messi a disposizione per chi vanta crediti nei confronti dello Stato non arriveranno nel Meridione. “Il governo Monti, commenta il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè, ha fatto un decreto che sembrava bello. Dava la possibilità a tutte le imprese che sono creditrici nei confronti dello Stato di poter non pagare le tasse e recuperare i soldi che gli spettano. Però poi dal provvedimento sono state escluse le regioni del sud. Non capisco le motivazioni”. “Se vogliono che venga ripetuto ciò che ha fatto la Lega, minaccia Miccichè, lo dicano chiaramente. Se non viene velocissimamente cambiato questo decreto e verranno inserite anche le regioni del Sud, noi dichiareremo guerra spietata al governo Monti”. Il contestato decreto, però, oltre a creare divisioni tra gli imprenditori di aree geografiche diverse, ha spaccato in due anche i partiti, a cominciare proprio da Grande Sud, se è vero come è vero che il deputato Marco Pugliese ha dichiarato quanto segue: “In primis bisogna dire che il governo ha mantenuto un impegno derivante da una direttiva europea e, anzi, ha anticipato la scadenza che aveva imposto l'Europa che voleva che si liquidassero i debiti con la Pubblica Amministrazione entro marzo del 2013. Quindi bene ha fatto il governo che ha stanziato questi 20/30 miliardi e ha fatto un'iniezione di liquidità che va a vantaggio delle imprese che oggi vantano crediti nei confronti della Pa”. Anche sull'esclusione di alcune regioni, Pugliese la pensa diversamente dal “suo” leader: “Non è un errore del governo, ma un problema tecnico legislativo legato alla direttiva europea. Infatti questa esclude quelle regioni, come la Campania, che già hanno usufruito del piano di rientro, per ristabilire l'equilibrio economico-finanziario. Quindi, innanzitutto io non criticherei Monti, ma chi ha portato queste regioni in una situazione di default tale da dover usufruire del piano di rientro”. Per il parlamentare la soluzione potrebbe essere quella di proporre una mozione che obblighi il governo ad applicare questa direttiva a tutte le regioni, con una ripartizione diversa in percentuale rispetto al numero degli abitanti della regione e fornendo un'alternativa “che possa smussare i limiti costituzionali e colmare il vuoto che si è venuto a creare non per colpa di Monti ma per colpa delle regioni che già hanno usufruito del piano di rientro”. Chi ha avuto le idee chiare fin dall'inizio, è Massimo Rossi, amico e lettore di questo quotidiano, presidente del Tennis club di Caserta e titolare di una nota società di servizi. A suo avviso occorre “un'azione forte e trasversale da parte dei politici campani per difendere i “loro” imprenditori. E' inconcepibile varare una norma che crea una ghettizzazione degli imprenditori. Questo sì, questo no. In questo noi imprenditori campani pagheremo solo per la nostra territorialità”. “Qui, avverte Rossi, non è un problema politico, ma sociale. L'imprenditoria campania, a causa di questa norma varata dal governo Monti, rischia il default. La nostra economia collasserà e la colpa sarà completamente loro”. “Garantire uguali diritti a tutti, conclude l'imprenditore casertano, significa anche aiutarci a sostenere l'economia regionale e nazionale. Se non danno una mano agli imprenditori, non vedo come gli imprenditori possano dare una mano allo Stato”.

 

 

 

Ernesto Ferrante