22.05.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

L'introduzione di nuove norme per codificare i fallimenti individuali, quelli delle persone fisiche che non svolgono attività imprenditoriale, e l'istituzione di una struttura ad hoc che potrebbe occuparsi dei casi dei singoli, sono molto più di semplici ipotesi. Il premier Monti e la sua squadra, purtroppo, ci stanno pensando seriamente. L'ha capito bene Federcontribuenti che annuncia battaglia.

Il suo presidente, Carmelo Finocchiaro, non ha dubbi: “E' un provvedimento che non ci piace prima di tutto dal punto di vista etico: non si può trattare una persona che fallisce economicamente alla stregua di un'impresa, per ditruggergli la famiglia ed espropriarlo dei suoi beni. Questa norma è studiata per garantire banche e finanziarie”. Fino a quando il Fisco non distinguerà, come avviene in tutti gli ordinamenti, tra dolo e colpa, ovvero tra chi le tasse non le paga perché evade e chi pur volendo, non può mettersi in regola, perché è ridotto sul lastrico, si colpiranno solo coloro che sono già in difficoltà. “Il governo, attacca Finocchiaro, dovrebbe pensare a come salvare le famiglie e i singoli e invece studia come fare recuperare a banche e finanziarie i loro soldi prestati a tassi altissimi e con commissioni pesantissime Una misura studiata ad hoc per agevolare i creditori. Questi ultimi, infatti, riusciranno in tempi rapidi e senza fatica ad appropriarsi dei beni dei cittadini che non riescono più a far fronte alla propria situazione economica. Essenzialmente si tratta dell'esproprio dell'appartamento a vantaggio delle banche o delle finanziarie, che invece dovrebbero essere più rispettose di come trattano imprese e cittadini”. Scontento è anche il Codacons che ha deciso di scrivere una lettera appello al presidente del Consiglio Monti e al presidente della Repubblica Napolitano, per chiedere la celere istituzione di una task force contro il fallimento delle imprese virtuose che rischiano di chiudere i battenti per le carenze di liquidità del sistema finanziario, per la restrizione dei fidi bancari o, caso sempre più ricorrente, per i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. “Già non è accettabile che aziende sane, che producono beni non obsoleti, falliscano e cadano come birilli solo per i reciproci mancati pagamenti, con un effetto a cascata. Ma quando questo accade per colpa della pubblica amministrazione che non paga allora è intollerabile, considerato che quando ci sono recessione così profonde dovrebbe essere proprio lo Stato a fare il primo passo”, afferma Marco Donzelli, presidente del Codacons. “Non pretendiamo investimenti pubblici di centinaia di miliardi, viste le politiche di bilancio restrittive imposte dall'Europa, ma almeno pagare il dovuto a chi ha lavorato per il nostro Paese”, conclude l'avvocato. Gli ultimi dati disponibili sono terrificanti: tra gennaio e marzo sono state aperte oltre 3.000 procedure fallimentari, il 4,2% in più rispetto al primo trimestre 2011. L'emergenza è seria, ma invece di aiutare coloro che producono e lavorano, il Governo pensa a tenersi buoni gli amici che contano, quelli che dei prestiti e degli indebitamenti, dei pignoramenti e delle aste. L'Italia, però, non è solo banche e finanziarie. E Monti e i suoi dovrebbero saperlo...

 

 

 

Ernesto Ferrante