14.05.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Picchia il sole e scorre la miseria sulla nostra Italia. Tra protocolli scarabocchiati, controriforme riciclate e dichiarazioni patetiche, i professori svernano e dissanguano, mentre gli italiani affogano.

Le fabbriche che chiudono ormai non si contano più e gli sbadigli delle commesse di negozi tristemente vuoti fanno da colonna sonora a giorni di affanni e singhiozzi. Chi ancora si azzarda a parlare di coesione sociale, meriterebbe una raffica di sonanti calci nel sedere. Il paese è lacerato in profondità e la guerra tra nuovi poveri e vecchi privilegiati, non è più solo un incubo notturno. Le porte di accesso al mondo del lavoro sono sbarrate; quelle di uscita, invece, sono spalancate e minacciose come abissi. I sindacati trescano per qualche lenticchia concertativa, i partiti si accordano per autoconservarsi e chi cerca un oppositore, trova al massimo un Grillo saltellante tra la contestazione uterina e la commistione per il solito strapuntino che il potere riserva al fratello furbastro che recita il ruolo dell'anti-potere. Il Pdl è in avanzato stato di decomposizione, il Pd è in preda a forti crisi epilettiche, l'Udc non sa più a chi strizzare l'occhio e deve sperare solo nell'arrivo degli alieni per avere nuovi possibili corteggiatori. E c'è pure chi pensa di resuscitare un Lazzaro chiamato AN. Dai Palazzi si leva un fetore nauseabondo che lambisce anche i punti più periferici di un paese sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia finanziaria dall'equipe della clinica dell'usura. In tanti nemmeno leggono più le cronache di un mondo, quello della partitocrazia, lontanissimo ed estraneo. Le cianfrusaglie degli opinionisti del regime, vengono seppellite da bollette, ingiunzioni e cartelle varie. Si ingoia paura e si vomita disperazione. La rabbia ribolle in un pentolone che rischia di esplodere da un momento all'altro. Si annaspa, ma non tutto è perduto. Il crepuscolo degli affamatori può essere squarciato da un'alba dorata di popolo. Come cantava Pierangelo Bertoli: “Non vincono, non vinceranno, non hanno domani. La forza è nel puntello impugnato da oneste, fortissime mani”.

 

 

 

Ernesto Ferrante