20.04.2012
Emergenza rifiuti » Antonio Casolaro

Etleboro

Ha bruciato tutto il giorno e alla sera del 17 aprile non era ancora stato domato il pauroso incendio scoppiato nel sito di stoccaggio di rifiuti speciali di Bellona, nel Casertano, e il pericolo è che il materiale continui a bruciare ancora.

A nemmeno un mese dal megarogo doloso sviluppatosi presso l’inceneritore di Acerra dove sono andate in fumo migliaia di tonnellate di ecoballe, un altro incredibile disastro ambientale si abbatte sulla terra di nessuno. Quella Campania infelix che vede susseguirsi emergenze rifiuti e crimini ambientali perpetrati dalle ecomafie con la complicità dell’intero sistema. Sono ancora incerte le cause del rogo per gli inquirenti, che in questi casi stranamente arrivano sempre dopo nella ricostruzione logico giuridica degli eventi, mentre le stesse appaiono banalmente chiare a tutti i cittadini di questa regione. La criminalità organizzata, in combutta con le ditte di smaltimento e con i politici locali, fa affari d’oro con il rifiuto, infatti quando questo non finisce in un termovalorizzatore viene regolarmente incendiato e trasformato in rifiuto speciale, il quale ha la particolarità di avere costi di smaltimento molto più elevati, pagati dalla collettività, e che finiscono regolarmente nelle casse delle subappaltate addette ai cicli speciali di smaltimento. Intanto della Ilside Srl, società che gestisce il sito di Bellona, fanno sapere che nessun estraneo è entrato ad appiccare il fuoco e che l’area è costantemente sorvegliata dalla vigilanza interna. Le operazioni di spegnimento, durate quasi 35 ore, sono state dirette dal comandante provinciale dei vigili del fuoco Mario Falbo il quale si è avvalso dell’ausilio di sei autopompe e 25 uomini ma purtroppo non si è potuto evitare che il rogo, esteso su un’ area di circa 4 mila metri quadrati, sprigionasse una imponente colonna di fumo nero e denso visibile da buona parte della provincia di Caserta. Non c’è dubbio sulla natura altamente tossica dei fumi sprigionati dalla combustione dal momento che il sito ospita per lo più materiale plastico e rifiuti speciali e, per questo motivo, si stanno considerando seriamente gli eventuali danni all’area agricola circostante e che potrebbero rendere necessario un provvedimento di divieto di raccogliere e vendere i prodotti della terra. Ma la cosa più incredibile e ai limiti del cinematografico è che in aree di interesse strategico nazionale, strettamente sorvegliate, come i siti di Acerra Pantano, Taverna Del Re e Bellona regolarmente si sviluppino enormi roghi tossici sotto gli occhi degli addetti alla sorveglianza o addirittura dell’esercito e la magistratura ancora non abbia preso alcun provvedimento da anni. In realtà la cosa poi tanto incredibile non è, se solo si mettesse finalmente da parte lo “stereotipo obsoleto” secondo cui esisterebbe uno stato contrapposto alla malavita. La realtà campana è che qui lo Stato nessuno è più in grado di riconoscerlo. Ormai da queste parti non sono in pochi a pensare che converrebbe denunciare i disastri ambientali direttamente alla camorra se solo attrezzasse un apposito sportello per il pubblico. Triste ma vero.

 

 

 

Antonio Casolaro