24.04.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

Non siamo ancora arrivati alla tassazione dell’aria che respiriamo, ma manca davvero poco. L’Agenzia delle Entrate controllerà anche il conto telefonico degli utenti per stabilire chi evade e chi no.

Agli agenti delle tasse dovranno essere comunicate le fatture della bolletta telefonica, a cadenza annuale, per verificare che siano in linea con il reddito dichiarato. Chi dichiara poco e spende molto in telefonate, finirà subito nel mirino dei cacciatori (miopi e strabici) di evasione. Oltre ad essere poveri (il 15,5% delle famiglie italiane e quel 7% che sta scivolando sotto la soglia critica), i sudditi, tosati già dai professori, dovranno anche diventare asociali. Niente più amori al telefono o saluti a parenti all’estero o telefonate di cortesia o compagnia. Ci arrangeremo con il buon vecchio piccione viaggiatore, a patto che non consumi troppo. La misura, assicura il direttore generale Attilio Befera, “non lede in alcun modo la privacy dei cittadini, perché non viene indagata la natura delle telefonate, ma solo l’entità della spesa”. Non abbiamo di che lamentarci, dunque. Ci viene ancora concesso di telefonare ad una bella donna per invitarla a cena, senza l’obbligo di comunicare preventivamente all’Agenzia delle Entrate i costi del programma, la tratta da percorrere e le previsioni di spesa per la sosta al ristorante e l’eventuale prosieguo. “Come è umano lei”, direbbe Fantozzi. A fare da cavie saranno le aziende, poi si passerà ai singoli cittadini. I giorni passano e le catene ai polsi e alle caviglie degli italiani si stringono, mentre i media tappano la loro bocca con il nastro adesivo e i partiti li schiaffeggiano. A proposito di telefonate, vogliamo dedicare con tutto il cuore a Mario Monti e al suo spocchioso codazzole parole di una vecchia canzone di Mina: “Se telefonando io potessi dirti addio, ti chiamerei”...

 

 

 

Ernesto Ferrante