25.04.2012
Impakt » Ernesto Ferrante

Etleboro

La crisi rischia di turbare il sonno anche di quel gigante intrappolato nella montagna di nome Vesuvio. Sei lavoratori della ex cooperativa “Vesuvio, Natura e Lavoro”, all’alba di lunedì, si sono calati con delle corde nel cratere su uno spuntone roccioso a circa dieci metri di profondità.

Il rischio di essere investiti da smottamenti di materiale franoso è alto, ma la disperazione è tale da obnubilare menti e cuori. I lavoratori, per i quali è scaduta la mobilità in deroga, nei giorni scorsi hanno chiesto un incontro in Regione Campania insieme ai vertici dell’Ente Parco Nazionale Vesuvio per trovare una soluzione alla vertenza che si trascina dal 2008. Sul luogo della protesta sono intervenuti i vigili del fuoco di Napoli, con due automezzi e una squadra di una decina di unità per aiutare i manifestanti nella risalita, che è ben più ardua della discesa. Un gesto drammatico, il loro, che è lo specchio di un’Italia spaventata e sofferente, bagnata dalle lacrime di chi si sforza di resistere ai morsi della crisi e di un governo profondamente antisociale ma, purtroppo, anche dal sangue di chi si arrende. Problemi economici, debiti e impossibilità di sostenere le famiglie, ma anche depressione e psicosi, hanno cancellato il sorriso dalla faccia di persone di fasce sociali ed età diverse che, abbandonate da partiti, sindacati e associazioni di categoria, non hanno più la forza di tirarsi fuori dal baratro in cui sono sprofondate. Il rapporto Osservasalute, presentato a Roma all’Università Cattolica, immortala da un’altra prospettiva, quella medica, la crisi economica che sta attraversando il Paese. I suicidi, lo abbiamo già scritto in varie occasioni, sono in costante aumento. Le vittime, sempre secondo lo studio, sarebbero più frequenti al nord, tra uomini non sposati, i quali afflitti da una situazione finanziaria senza via d’uscita decidono di togliersi la vita. In Italia che, prima d’ora, non era mai stata considerata una terra a rischio suicidio, iniziano ad essere davvero tanti i morti di crisi. Monti e i suoi, però, continuano a minimizzare e c’è pure chi come la contessina santoriana Beatrice Borromeo Arese Taverna, ha la faccia tosta di consigliare un master all’estero, preferibilmente negli Stati Uniti, per sfuggire alla crisi e garantirsi nuove prospettive. Ricorda tanto il mendicante di una celebre barzelletta che lamentandosi con la signorotta di turno di mangiare una volta ogni due giorni, si sentì rispondere: “Non me lo dica, ce l’avessi io una forza di volontà così”. Crateri di miseria, voragini di ipocrisia, fossati di indecenza.

 

 

 

Ernesto Ferrante